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giovedì 20 aprile 2017
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giovedì 15 ottobre 2015
da "'l'Astrolabio - Newsletter Amici della Terra" - 15 ottobre 2015 -
di Ettore Barbagallo e Carlo Foderà
Parliamo di paesaggio
Il 20 ottobre del 2000 venne aperta alla firma, a Firenze, la Convenzione Europea sul Paesaggio. L’Italia, che ospitava l’evento, fu ovviamente tra i diciotto paesi che già in quella prima giornata sottoscrissero il trattato. Ad essi se ne sono aggiunti successivamente altri, sino ad arrivare al numero attuale di quaranta sottoscrittori, sui quarantasette Stati membri del Consiglio d’Europa. Tra le assenza di rilievo, quelle della Russia, della Germania e dell’Austria.
La tempestività della firma del trattato da parte italiana non fu però prodromo di un seguito altrettanto rapido. Furono infatti necessari oltre cinque anni affinché la Convenzione venisse ratificata, con la legge 9 gennaio 2006, n. 14. Né, soprattutto, si può affermareche l’attuazione dei principi della Convenzione sia stata più pronta, dal momento che, a quindici anni da quella sottoscrizione, la strada da fare appare ancora lunga. D’altra parte, ben più lunga è l’attesa, che a tutt’oggi si protrae, dell’effettiva attuazione della Costituzione, che, all’articolo 9, pone il paesaggio tra i beni che la Repubblica è chiamata a tutelare, al pari del patrimonio storico e artistico della Nazione, una tutela che è stata sin qui interpretata, anche concettualmente, in modo quanto meno riduttivo.
Nei prossimi numeri, l’Astrolabio intende dedicare una più approfondita riflessione sui temi del paesaggio. Qui di seguito pubblichiamo una breve informativa, predisposta da Ettore Barbagallo, Presidente di Amici della Terra Sicilia, e da Carlo Foderà, Consigliere nazionale dell’Associazione, sulle iniziative che, proprio in occasione della ricorrenza della firma della Convenzione, gli Amici della Terra hanno avviato in Sicilia, una regione che, per quei temi, può sicuramente essere considerata emblematica. Altre iniziative, in fase di studio, faranno del paesaggio un tema di rilievo delle attività associative.
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Il 20 ottobre 2015 ricorre il 15° anniversario della sottoscrizione della Convenzione Europea del Paesaggio (Firenze, 20 ottobre 2000). Per l’occasione, Amici della Terra ha avviato in Sicilia una serie di iniziative di studio, di approfondimento e di sensibilizzazione per mettere in risalto l’importanza fondamentale del paesaggio ai fini della tutela e della valorizzazione del grande patrimonio storico, ambientale, artistico, culturale e delle caratteristiche naturali e antropiche uniche che l’isola possiede.
Diverse sono le azioni sulle quali si sta lavorando: dalla promozione di una “Giornata del paesaggio siciliano” da istituire nella Regione, alla proposta di iscrivere la Regione Sicilia alla rete europea per l’attuazione della Convenzione Europea sul Paesaggio; all’organizzazione dell’incontro-convegno “Sicily Landscape Day”, all’istituzione del concorso fotografico “Paesaggi di Sicilia”,alla creazione di un osservatorio dei paesaggi siciliani.
Dell’istituzione della “Giornata del paesaggio siciliano” e dell’iscrizione alla rete europea per l’attuazione della Convenzione, gli autori di questa nota hanno avuto modo di discutere, il 23 settembre scorso, nel corso di un’audizione innanzi alla Commissione competente dell’Assemblea Regionale Siciliana. Entrambe le proposte hanno suscitato un notevole interesse da parte dei parlamentari regionali, tanto da far senz’altro sperare in un esito positivo, in particolare per quanto attiene all’istituzione della Giornata del paesaggio, più immediatamente legata a una decisione della Regione.
Le due proposte sono tra i principali temi dell’incontro-convegno “Sicily Landscape Day”. L’evento, organizzato dagli Amici della Terra Sicilia, si terrà tra qualche giorno, nella data simbolicamente scelta del 20 ottobre, in un antico monastero restaurato, all’interno del Parco dell’Etna, a Nicolosi. In quella occasione si svolgerà anche la fase finale del concorso fotografico “Paesaggi di Sicilia”, i cui vincitori, dopo una selezione online, verranno decretati da una giuria specializzata. Non sono peraltro previsti premi materiali, a parte la consegna di targhe ricordo, in quanto l’iniziativa è unicamente intesa ad incrementare la consapevolezza delle bellezze paesaggistiche siciliane.
Infine, la creazione di un osservatorio dei paesaggi di Sicilia, il primo della Regione, per il quale si sta cercando, con fondate speranze di successo, una collocazione adeguata ad Erice.
La funzione principale dell’Osservatorio sarà la promozione della conoscenza del paesaggio all'interno della società, creando una maggiore consapevolezza dell'importanza della sua tutela e della sua valorizzazione. Ciò avverrebbe attraverso attività di sensibilizzazione e partecipazione che coinvolgano enti, istituzioni pubbliche e private, al fine di promuovere ed elaborare forme di protezione, gestione e pianificazione del paesaggio. Concepito sia come organo di consulenza del Governo regionale e degli Enti Locali, sia come centro di eccellenza per lo studio e il monitoraggio dei paesaggi siciliani, l’Osservatorio si propone come punto d'incontro tra l’associazionismo, il mondo scientifico e i responsabili della pianificazione territoriale.
Queste, in sintesi, le iniziative già assunte. Ma si tratta dell’avvio di un percorso che non si esaurisce con esse e che dovrà invece proseguire, diventando un argomento centrale delle nostre attività.
Nell’impostazione della Convenzione europea, il paesaggio ha un significato ampio, che comprende aspetti e tematiche diverse, dalla gestione del territorio, alla tutela dell’ambiente, fino alla valorizzazione e conservazione della cultura e della storia locali. Ed è importante che questa accezione divenga patrimonio delle istituzioni, delle amministrazioni, delle comunità.
In Sicilia, tale esigenza assume un rilievo del tutto particolare, per i forti fattori di rischio presenti, per la necessità di recuperare e mitigare i danni già prodotti, per le elevatissime potenzialità di sviluppo sociale, economico, culturale, legate al paesaggio, che sicuramente caratterizzano l’isola.
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mercoledì 19 agosto 2015
La trazzera Palermo - Catania e il suo "recupero" da parte del M5S
E' interessante questa faccenda della "Strada dell'onestà" di Catalvuturo che aggira il blocco dell'autostrada A19 Palermo-Catania. Il Movimento di Grillo ha asfaltato un antico tratturo (trazzera, in siciliano) in barba a tutte le norme di tutela del paesaggio. In Puglia avrebbe potuto farlo?
da Huffington Post del 18 agosto 2015 - Teodoro De Giorgio (Twitter: @teodegiorgio)
Una nuova strada riduce i tempi di percorrenza tra Palermo e Catania. È la "via dell'Onestà" di Caltavuturo. Così è stata chiamata dai portavoce del Movimento Cinque Stelle dell'Assemblea Regionale Siciliana, che, in attesa del ripristino del tratto autostradale che unisce le due città, hanno stanziato 300 mila euro, frutto del taglio del loro stipendio, per trasformare (quello che a prima vista appariva) un vecchio stradone sterrato di campagna, utilizzato in prevalenza da pastori, greggi e armenti, in una vera e propria strada transitabile, con tanto di installazione di sistemi a garanzia della sicurezza automobilistica.
"Si tratta - si legge nel blog di Beppe Grillo - di una regia trazzera "riesumata" e sistemata con colate di calcestruzzo, canali di scolo, guard-rail e un impianto semaforico". A beneficio di quanti non mastichino il dialetto siciliano, le regie "trazzere" sono percorsi di viabilità storica di natura armentizia, risalenti alla dominazione borbonica (al XVIII secolo, per intenderci), che attraversano campi e terreni. Ai sensi dell'articolo 32 dello Statuto regionale siciliano la competenza delle trazzere, rientranti tra i beni del demanio dello Stato, è assegnata alla Regione.
Nel caso specifico siamo - o meglio, eravamo - in presenza di una trazzera scampata per un pelo alla selvaggia devastazione novecentesca (la trazzera di Caltavuturo, infatti, è intercettata da una strada rotabile), che ha privato la Sicilia di molte preziose testimonianze della viabilità di valore storico ed etnoantropologico.
Insomma, per venire al nocciolo della questione, le siciliane "trazzere", al pari dei pugliesi "tratturi", altro non sono che "Beni culturali", e come tali vengono regolamentati e protetti dall'omonimo Codice, che all'articolo 10, comma 4, lettera g, riconosce alle "vie ... di interesse artistico o storico" o etnoantropologico piena dignità e valenza culturale, decretando al successivo articolo 20 che, proprio in quanto Beni culturali, "non possono essere distrutti, deteriorati, danneggiati o adibiti a usi non compatibili con il loro carattere storico o artistico", nella consapevolezza che la topografia degli insediamenti, la morfologia dei centri storici e l'aspetto del paesaggio agrario sono stati influenzati dalla funzione storica svolta da trazzere e tratturi. In questa vicenda, però, si fa presto a intuire che storia, protezione, conservazione e tutela del patrimonio culturale siano letteralmente andate a farsi benedire. Eppure, era il 1785 quando il termine "trazzera" entrava ufficialmente nel vocabolario dell'Isola. In quell'anno il viceré Domenico Caracciolo, marchese di Villamaina, ratificava il divieto d'esazione di pedaggi di sorta per il transito dalle "pubbliche trazzere", a patto che le mandrie non sostassero più di una notte. Il 24 maggio 1788, invece, re Ferdinando stabiliva che sono "regie trazzere" le vie che collegano due luoghi abitati (cfr. Archivio di Stato di Palermo, "Maestro segreto", busta 275, 24 maggio 1788). Tanta era l'importanza di questi percorsi viari che, nei primi decenni del Novecento, il legislatore ha emanato due provvedimenti organici per garantire conservazione, tutela e corretta gestione di trazzere e tratturi (legge 20 dicembre 1908, n. 746, e decreto-legge luogotenenziale 23 agosto 1917, n. 1540). Non solo.
Negli anni venti, per prevenire abusi e devastazioni, furono emanati ben quattro regi decreti (28 gennaio 1923, n. 217, 30 dicembre 1923, n. 3244, 18 novembre 1926, n. 2158, e in particolare 29 dicembre 1927, n. 2801, "Regolamento attuativo per l'assetto definitivo dei tratturi di Puglia e delle trazzere di Sicilia", ancora oggi in vigore) allo scopo di individuare, censire e reintegrare trazzere e tratturi al patrimonio pubblico. Condizioni indispensabili per "sclassificare" o alienare o adibire ad altro uso una regia trazzera è che questa, come disposto dall'articolo 3, comma 2, del R.D. 3244/1923, non sia più necessaria alle attività agricole legate al pascolo e alla transumanza o, come fissato dall'articolo 13, comma 1, della legge regionale 16 aprile 2003, n. 4, non sia più in grado di soddisfare esigenze di uso pubblico. Ma la trazzera di Caltavuturo, fino a prima della sua distruzione, era ancora adibita a uso armentizio, prova ne sia l'apposizione, al termine dei lavori, di specifica segnaletica di pericolo che avverte della probabile presenza sulla carreggiata di animali vaganti o al pascolo ai quali dare precedenza.
Di fatto, questi antichi sentieri di campagna sono parte integrante dell'identità culturale siciliana. Basti pensare che la viabilità storica presente nel territorio è costituita in prevalenza dalle "regie trazzere" (che occupano una superficie di più di 11 mila chilometri), molte delle quali sono state vittime di abusi edilizi - poi, inevitabilmente, condonati e riscattati - o sono state asfaltate e trasformate in rotabili. Qui si capisce perché quelle scampate al massacro, specie le più indifese come la trazzera di Caltavuturo, dovrebbero essere tutelate con maggiore fermezza.
Detto questo, per vero stupisce quanto il sindaco di Caltavuturo, Domenico Giannopolo, ha dichiarato in una nota: "Sul progetto sono stati chiesti e ottenuti i pareri dell'Ufficio Regie Trazzere, dell'Ente Parco Madonie assorbente di quelli dell'Ispettorato Forestale e Soprintendenza di Palermo, del Genio Civile per la sistemazione degli argini del fiume, dell'ufficio tecnico comunale per la regolarità della progettazione e della conformità urbanistica. È stato chiesto anche il parere del Provveditorato regionale opere pubbliche che a seguito di sopralluogo aveva considerato fattibile l'opera con alcuni accorgimenti in fatto di sicurezza". Se le cose stanno realmente così, e non c'è motivo di dubitare della veridicità delle parole del sindaco, ci sarebbero gli estremi di un gravissimo, nonché irreversibile, scempio perpetrato ai danni del patrimonio culturale pubblico da parte degli stessi enti deputati alla sua tutela.
La necessità di tutelare e di garantire la conservazione delle regie trazzere, quali testimonianze materiali del nostro passato, emerge chiaramente dal decreto 20 settembre 2010, n. 2286, dell'Assessorato ai Beni culturali e all'Identità siciliana di "Approvazione del Piano Paesaggistico dell'Ambito 1". Il decreto, seppure riferito all'area del trapanese, contiene una norma che il buon senso vorrebbe valida anche nel nostro caso, visto che i piani paesaggistici di Palermo e Catania sono in fase istruttoria propedeutica alla loro adozione e anch'essi includeranno specifici punti dedicati alla "viabilità storica". Si legge nel decreto: "I comuni nell'adeguamento degli strumenti urbanistici al piano paesaggistico dovranno ... individuare a scala territoriale quei tratti di tracciati storici che non siano già stati trasformati in viabilità stradale, provinciale o comunale". "Individuare" per tutelare, tutelare per conservare, conservare per conoscere e valorizzare. Una "valorizzazione" che, purtroppo, a Caltavuturo è sfociata nell'annientamento di un pezzo della memoria storica collettiva.
Ma ripercorriamo brevemente le tappe di questa vicenda. Il 10 aprile 2015 il comune di Caltavuturo convoca i titolari delle locali ditte di costruzione Li Destri e Guggino per avere conferma della loro disponibilità a rendere carrabile, a titolo gratuito, la regia trazzera. Spiega Giacomo Li Destri: "Abbiamo avuto il via libera dall'Ente Parco delle Madonie. Abbiamo stabilito un tracciato e assieme a un'altra ditta della zona, la Guggino costruzioni, abbiamo iniziato". Il 25 aprile il lavoro di "sistemazione della pista trazzerale", con la posa di duemila metri cubi di materiale compattato (per un costo di circa 20 mila euro a carico del comune), è compiuto.
La fase successiva, con la posa dell'asfalto, del calcestruzzo e dell'arredo stradale, avrebbe dovuto essere finanziata - come dichiarato da Giannopolo - dall'Assessorato regionale alle Infrastrutture. Il punto è che quel denaro non è mai arrivato. Ecco, allora, entrare in campo il Movimento Cinque Stelle e garantire il completamento dell'operazione grazie alla donazione privata di 300 mila euro, da aggiungere agli euro racimolati dai cittadini e dal comitato civico "Oltrepassiamo la frana". Il 23 giugno viene firmato il protocollo d'intesa tra Movimento Cinque Stelle, comitato civico e comune di Caltavuturo. All'indomani, senza perdere altro tempo, iniziano i lavori. Il 31 luglio, dopo soli 37 giorni, viene inaugurata la nuova tratta, "in attesa - riporta il blog di Grillo - che le istituzioni (non invitate all'inaugurazione) facciano il proprio dovere e provvedano a risolvere il problema" dell'autostrada franata.
Ora, nell'inaccettabile indifferenza delle istituzioni, ben vengano le proposte di soluzioni alternative, ben venga anche la concreta (e meritevole) disponibilità del Movimento di accollarsi le spese, ma rilasciare autorizzazioni con tanta leggerezza equivale a infischiarsene del patrimonio culturale degli italiani. Possibile che gli enti di tutela preposti non abbiano sentito il dovere di opporre un fermo diniego all'operazione in nome della difesa del paesaggio e della conservazione della viabilità storica? Chi ci restituirà adesso quella regia trazzera, sterrata e incolta com'era? Questa è la degna metafora della politica italiana, così indifferente al patrimonio storico-artistico da prendersene cura e, perfino, da riconoscerlo. Per la serie: meglio una (qualunque) strada oggi, che una (regia) trazzera domani. La verità è che mala tempora currunt per il patrimonio culturale italiano, sacrificato sull'altare "del fare".
E mentre i più avveduti si chiedono a cosa condurrà l'articolo 8, comma 1, lettera e, della Legge Madia sulla riorganizzazione dell'amministrazione dello Stato, che prevede la confluenza delle soprintendenze nelle prefetture, stiamo già intravedendo quali potrebbero essere i micidiali effetti del "silenzio-assenso" delle soprintendenze, posto in essere dall'articolo 2, comma 1, lettere g e n, e dall'articolo 3, comma 2, della medesima Legge. Oggi è toccato a una povera trazzera, domani chissà potrebbe toccare al selciato millenario dell'Appia Antica di essere trasformato in una comoda bretella autostradale, magari per decongestionare il traffico in entrata e uscita dalla Capitale. Anche in questo caso si tratterebbe di una grave ingiustizia e, soprattutto, della perdita di una parte inestimabile, e sacra, della nostra identità. Guai a non riconoscerlo!
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