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giovedì 19 gennaio 2017
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Parco Lombardo della Valle del Ticino
sabato 14 gennaio 2017
In Spagna secondo SEO / BirdLife.
Il 2017 inizia con il 7% in meno di passeri.
In Spagna, nel periodo tra il 1998 e il 2016, la flessione raggiunto il 15%. Se l'analisi si allargasse al continente europeo, dove sono disponibili dati in un periodo di tempo (1980-2013), il declino è significativamente più alto: 63%. Solo in Gran Bretagna sono stati persi dieci milioni di individui tra il 1970 e il 1980, sia fuori città che in città
Pochi uccelli come il passero comune rappresentano bene la coesistenza tra esseri umani e uccelli selvatici. In realtà, i passeri sono particolarmente dipendenti dall'attività degli esseri umani. Pertanto, sono difficili da avvistare in posti che non siano le città ed è assente nelle zone in cui l'attività umana è mancante. Quindi, se i passeri scarseggiano nei luoghi in cui essi devono essere presenti, come le città, la loro assenza indica che qualcosa non va.
Questa riflessione è sul tavolo, perché i passeri stanno scomparendo. Diversi studi hanno messo in guardia sul loro declino e richiedono che le persone che vivono nelle grandi città scompaiono velocemente. In grandi città come Londra o di Pechino vi è una crescente preoccupazione perché la loro diminuzione non fa intravvedere luce in fondo al tunnel.
In Spagna, nel periodo tra il 1998 e il 2016, la flessione raggiunto il 15%. Se l'analisi si allargasse al continente europeo, dove sono disponibili dati in un periodo di tempo (1980-2013), il declino è significativamente più alto: 63%. Solo in Gran Bretagna sono stati persi dieci milioni di individui tra il 1970 e il 1980, sia fuori città che in città.
I dati sullo stato della specie vengono raccolti grazie alle informazioni generate da migliaia di volontari coinvolti nei programmi di monitoraggio di SEO / BirdLife. Sistematicamente e seguendo una metodologia scientifica, i partecipanti annotano e comunicano le loro osservazioni ai tecnici dell'associazione che analizzano le informazioni. L'organizzazione ambientalista sfrutta anche i dati che migliaia di birdwatchers trasmettono mediante la app per smartphone "E-bird".

"L'analisi, compresi i dati a partire dalla primavera del 2016, mostra un nuovo calo della popolazione del passero comune. Solo nell'ultimo anno, la specie è diminuita del 7%", ha detto Juan Carlos del Moral, coordinatore del monitoraggio e studio degli uccelli per SEO / BirdLife.
"E' normale che le piccole specie abbiano grandi fluttuazioni di popolazione. Sono uccelli che si riproducono due o tre volte in primavera e producono diversi pulli in ciascuna di queste riproduzioni. Ma ci sono meno pulli che sopravvivono e meno la riproduzione avviene meno spesso determinando il crollo numerico. Questo fenomeno ha causato il declino del 15% del passero comune in Spagna con il record nel 1998 ", ha concluso del Moral.
E' necessario migliorare la qualità dell'aria ed adottare piani urbanistici che prevedano una maggiore densità di spazi verdi di buona qualità destinati ad essere utilizzati non solo dai cittadini, ma anche per soddisfare le esigenze di altre specie, sostanzialmente a migliorare anche la vitalità delle popolazioni di passeri comuni.
2016, l'anno del passero.
Nel 2016, nell'ambito delle azioni proposte nel quadro dell'"Anno di del passero", SEO / BirdLife ha lanciato il programma di monitoraggio degli uccelli comuni urbani, l'Urban SACRE, che negli anni perfeziona ulteriormente i dati disponibili sul passero e su altre specie urbane. In generale, le popolazioni di specie che convivono con gli esseri umani in città, come rondini, passeri e rondoni, hanno registrato un calo del 18% negli ultimi 20 anni.
In aggiunta a questo nuovo programma di monitoraggio, SEO / BirdLife ha profuso il suo impegno a migliorare la biodiversità urbana delle città, attraverso programmi di restauro degli spazi urbani e con attività di sensibilizzazione. Inoltre si sta lavorando con vari comuni per implementare misure per migliorare la naturalizzazione degli ambienti urbani.
In Spagna, nel periodo tra il 1998 e il 2016, la flessione raggiunto il 15%. Se l'analisi si allargasse al continente europeo, dove sono disponibili dati in un periodo di tempo (1980-2013), il declino è significativamente più alto: 63%. Solo in Gran Bretagna sono stati persi dieci milioni di individui tra il 1970 e il 1980, sia fuori città che in città.
I dati sullo stato della specie vengono raccolti grazie alle informazioni generate da migliaia di volontari coinvolti nei programmi di monitoraggio di SEO / BirdLife. Sistematicamente e seguendo una metodologia scientifica, i partecipanti annotano e comunicano le loro osservazioni ai tecnici dell'associazione che analizzano le informazioni. L'organizzazione ambientalista sfrutta anche i dati che migliaia di birdwatchers trasmettono mediante la app per smartphone "E-bird".

"L'analisi, compresi i dati a partire dalla primavera del 2016, mostra un nuovo calo della popolazione del passero comune. Solo nell'ultimo anno, la specie è diminuita del 7%", ha detto Juan Carlos del Moral, coordinatore del monitoraggio e studio degli uccelli per SEO / BirdLife.
"E' normale che le piccole specie abbiano grandi fluttuazioni di popolazione. Sono uccelli che si riproducono due o tre volte in primavera e producono diversi pulli in ciascuna di queste riproduzioni. Ma ci sono meno pulli che sopravvivono e meno la riproduzione avviene meno spesso determinando il crollo numerico. Questo fenomeno ha causato il declino del 15% del passero comune in Spagna con il record nel 1998 ", ha concluso del Moral.
Perché scompare il passero comune?Ci sono state diverse analisi per scoprire che cosa provoca questo declino. Tra gli altri risultati, si è scoperto che gli individui che vivono all'interno di città con caratteristiche maggiore urbanizzazione soffrono di anemia, malnutrizione e carente funzionamento dei suoi sistemi di difesa antiossidante. Gli individui delle periferie dei centri urbani e quelli che vivono in zone rurali, non hanno mostrato tale deterioramento. Il cattivo stato di salute degli uccelli sembra essere correlato all'inquinamento atmosferico ed alla mancanza di cibo necessario per mantenere una dieta equilibrata.
E' necessario migliorare la qualità dell'aria ed adottare piani urbanistici che prevedano una maggiore densità di spazi verdi di buona qualità destinati ad essere utilizzati non solo dai cittadini, ma anche per soddisfare le esigenze di altre specie, sostanzialmente a migliorare anche la vitalità delle popolazioni di passeri comuni.
2016, l'anno del passero.
Nel 2016, nell'ambito delle azioni proposte nel quadro dell'"Anno di del passero", SEO / BirdLife ha lanciato il programma di monitoraggio degli uccelli comuni urbani, l'Urban SACRE, che negli anni perfeziona ulteriormente i dati disponibili sul passero e su altre specie urbane. In generale, le popolazioni di specie che convivono con gli esseri umani in città, come rondini, passeri e rondoni, hanno registrato un calo del 18% negli ultimi 20 anni.
In aggiunta a questo nuovo programma di monitoraggio, SEO / BirdLife ha profuso il suo impegno a migliorare la biodiversità urbana delle città, attraverso programmi di restauro degli spazi urbani e con attività di sensibilizzazione. Inoltre si sta lavorando con vari comuni per implementare misure per migliorare la naturalizzazione degli ambienti urbani.
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The big chill - Il grande freddo
In Italia bracconieri scatenati
Il WWF chiede di sospendere la caccia in tutta Italia: gli animali sono stremati da gelo e neve. Il lago di Lesina, nel Parco Nazionale del Gargano, preso di mira. La Regione Puglia si è limitata a vietare la caccia alla sola beccaccia per qualche giorno nella prima settimana di gennaio.
Bracconieri scatenati in queste ore, con la fauna già provata da temperature rigide e la neve che ne ostacola la ricerca di cibo. Grazie alla segnalazione di un attivista arriva la notizia di un carniere di almeno 24 beccacce lungo il torrente Mussino, affluente del Tevere in Umbria, mentre la normativa consente un massimo di 3 capi abbattibili al giorno da ogni singolo cacciatore, e 20 nell’intera stagione. Le beccacce, a causa del freddo e della abbondante neve caduta negli ultimi giorni, assumono spesso comportamenti anomali: si concentrano lungo i corsi d’acqua, cercano cibo in pieno giorno e allo scoperto anziché in bosco, dimora abituale. Divengono così facile preda di bracconieri senza scrupoli: è così che vanno definiti soggetti che compiono questi autentici massacri.
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| Oca collorosso (Branta ruficollis) |
Un’altra triste notizia arriva dal Lago di Lesina, in Puglia, area dove si stanno purtroppo concentrando spesso episodi di bracconaggio: un fotografo naturalista ha osservato un gruppo di cacciatori che ritornavano alle macchine dopo aver abbattuto un esemplare della rarissima Oca collorosso. La notizia è rapidamente circolata in rete e diffusa dagli esperti birdwatchers di EBN Italia.
L'oca collorosso è originaria della Siberia e pochissimi esemplari raggiungono l’area mediterranea negli inverni più rigidi. La popolazione mondiale è stimata in soli 50.000 esemplari circa: si tratta di uno degli anatidi più minacciati del pianeta.
Infine, mercoledì 11 gennaio sono stati sorpresi alcuni cacciatori appostati alla caccia al cinghiale all’interno della riserva naturale e Oasi WWF di Bosco Rocconi, nella Maremma interna (GR). L’operazione ha avuto esito positivo anche grazie alla segnalazione di altri cacciatori locali, che non si sono riconosciuti nei loro colleghi. Nei giorni scorsi il WWF aveva più volte denunciato una situazione intollerabile, che mette a rischio anche l’incolumità delle famiglie in visita all’Oasi. Più di una volta infatti, i visitatori si sono trovati circondati da cinghiali feriti, rincorsi da mute di cani, con il rischio di essere travolti.
“Il WWF chiede che in questa situazione di emergenza, con il Centro-Sud interessato dalla neve (e una nuova perturbazione in arrivo), la sospensione della caccia al fine di tutelare gli animali selvatici in un momento particolarmente difficile per la loro sopravvivenza”.
L'oca collorosso è originaria della Siberia e pochissimi esemplari raggiungono l’area mediterranea negli inverni più rigidi. La popolazione mondiale è stimata in soli 50.000 esemplari circa: si tratta di uno degli anatidi più minacciati del pianeta.
Infine, mercoledì 11 gennaio sono stati sorpresi alcuni cacciatori appostati alla caccia al cinghiale all’interno della riserva naturale e Oasi WWF di Bosco Rocconi, nella Maremma interna (GR). L’operazione ha avuto esito positivo anche grazie alla segnalazione di altri cacciatori locali, che non si sono riconosciuti nei loro colleghi. Nei giorni scorsi il WWF aveva più volte denunciato una situazione intollerabile, che mette a rischio anche l’incolumità delle famiglie in visita all’Oasi. Più di una volta infatti, i visitatori si sono trovati circondati da cinghiali feriti, rincorsi da mute di cani, con il rischio di essere travolti.
“Il WWF chiede che in questa situazione di emergenza, con il Centro-Sud interessato dalla neve (e una nuova perturbazione in arrivo), la sospensione della caccia al fine di tutelare gli animali selvatici in un momento particolarmente difficile per la loro sopravvivenza”.
Il WWF invita i cittadini a segnalare simili episodi al telefono antibracconaggio 328.7308288
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venerdì 13 gennaio 2017
Un racconto sul più elusivo animale selvatico dei nostri boschi
Il fantasma dei boschi
Il gatto selvatico raccontato in questo splendido video di Giuseppe Festa con la regia di Massimo Piccioli. Un affascinante viaggio alla scoperta di questo sfuggente abitante dei boschi, arricchito dagli autorevoli contributi del ricercatore dell'ISPRA Piero Genovesi e del genetista Ettore Randi, che illustrano le caratteristiche etologiche del gatto selvatico e i pericoli che corre questa preziosa specie.
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Gatto selvatico
Nel Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise
RECUPERATA UNA CERVA IN DIFFICOLTA’
Era rimasta intrappolata per ore sul lago ghiacciato di Barrea a circa 50 metri dalla riva. La capacità e l'abnegazione degli operatori dell'Ente Parco ha consentito il lieto fine.
E’ quello che è successo ieri ad una cerva, rimasta intrappolata per ore sul lago ghiacciato di Barrea a circa 50 metri dalla riva.
Per un po’ di tempo l’animale aveva cercato di alzarsi inutilmente: diversi tentativi e numerose cadute.
Alla fine, stremata dalla fatica e già presa d’assalto dalle cornacchie, giaceva inerme sul ghiaccio.
I Guardiaparco hanno immediatamente allertato i tecnici del Servizio Veterinario e scientifico del PNALM per il recupero della cerva.
Il recupero si è presentato da subito difficile sia per la distanza dell’animale dalla riva che rendeva molto difficile l’uso del fucile lancia siringhe per l’anestetico, sia per il suo recupero, considerato che il lago era tutto ghiacciato e in alcune parti c’erano delle profonde spaccature.
Grazie all’esperienza del veterinario del Parco e alla prodezza dei Guardiaparco, il recupero dell’animale è avvenuto con successo.
Una volta anestetizzato, i Guardiaparco hanno raggiunto l’animale utilizzando gli sci d’alpinismo, lo hanno imbracato e trascinato a riva.
Un’operazione per nulla facile viste le temperature proibite di questo periodo e la pericolosità oggettiva nel raggiungere il cervo sul lago ghiacciato.
Alla cerva, una volta tirata fuori dal lago, è stata somministrata una idonea terapia antibiotica, sono stati fatti dei prelievi di sangue per il monitoraggio sanitario e immediatamente risvegliata perché già in ipotermia. Dopo qualche istante dal risveglio, la cerva ancora traballante sulle zampe si è comunque alzata in piedi e si è spostata verso il bosco.
La disavventura di questa cerva questa volta è andata a buon fine.
Qui sotto e immagini dell’eccezionale recupero.
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mercoledì 11 gennaio 2017
Nel Regno Unito
Parchi Nazionali ed archeologia: l'esempio inglese.
Anche in questo caso abbiamo da imparare dall'Inghilterra dove la New Forest National Park Authority conduce in prima persona le ricerche archeologiche utilizzando tecnologie all'avanguardia come il LiDAR (Light Detection And Ranging), tecnica di telerilevamento che permette di determinare la distanza di un oggetto o di una superficie utilizzando un impulso laser e di elaborare modelli tridimensionali del terreno.
La magia della mappa tridimensionale "Lidar"
La New Forest ha una storia ricca e varia di interazione umana che risale indietro di almeno 13.000 anni. Le prove possono ancora essere trovate all'interno del confine del Parco Nazionale ed hanno plasmato il paesaggio che vediamo oggi. E 'questa eredità del passato che aiuta a rendere il New Forest National Park un luogo così speciale.
L'Autorità di Gestione del Parco ha il dovere di conservare e valorizzare questo ambiente storico per tutti. Sebbene ci sia stata una lunga e continua tradizione locale nella ricerca archeologica e storica, alcuni aspetti dell'archeologia del Parco Nazionale sono stati oggetto di minori ricerche ed indagini rispetto ad altre aree del Paese.
Il numero di nuovi siti trovati nel corso delle indagini archeologiche nella New Forest, suggerisce che ci potrebbero essere molte migliaia di siti da scoprire conserva nel paesaggio del Parco Nazionale.
La tecnologia di scansione laser da un aereo chiamato "Lidar" (Light Detection And Ranging) sta aiutando l'Autorità di Gestione a prendersi cura dell'ambiente storico della New Forest.
Come opera il "Lidar"
Interpretare 'buche ed avvallamenti' nel paesaggio, può dire molto su come la New Forest è stata usata e sfruttata sin dal periodo neolitico.
Trovare e registrare caratteristiche archeologiche attraverso un'indagine tradizionale sul campo può essere difficile e richiede tempo per gli archeologi: si stima che l'utilizzo di tali tecniche potrebbe richiedere più di 100 anni prima di avere una comprensione del numero e della gamma di siti.
Il "Lidar" permette di accelerare il processo. Si tratta di una tecnica di telerilevamento che consente un modello digitale della superficie del terreno molto dettagliata.
Un impulso di fascio laser viene lanciato da un lato all'altro da un aereo mentre viaggia sul terreno, registrando migliaia di punti tridimensionali a terra ogni secondo. Questi impulsi sono riflessi dal terreno e sono ricevuti dai rilevatori sull'aereo che calcolano la distanza tra l'aereo ed il terreno utilizzando la velocità stabilita dell'impulso laser in accoppiata con il posizionamento esatto dello stesso aereo.
È possibile raccogliere milioni di queste misurazioni estremamente accurate che possono poi essere elaborate per creare una restituzione molto accurata del paesaggio.
"Lidar" è uno strumento incredibilmente potente per aiutare a gestire il paesaggio forestale ed identificare i siti archeologici.
Nella loro forma più elementare, i dati 3D Lidar ci permettono di creare un modello dettagliato della superficie della terra all'interno del Parco Nazionale della New Forest. I dati ci permettono anche di rimuovere qualsiasi copertura degli alberi e di guardare i cambiamenti topografici sotto di essi.
Attraverso la creazione di fonti di luce artificiale sul paesaggio (azimut) su un computer, i dati possono mostrare dove le ombre potrebbero essere create da buche ed avvallamenti rilevate sulla superficie della terra.
Anche se le caratteristiche archeologiche sepolte non possono essere identificate, i siti vengono mostrati senza scavare la superficie del terreno e quindi senza operazioni invasive in assenza di prove aeree certe.
L'aiuto di "Lidar"
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| Scansione LiDAR dell'area di Bratayley dall'autostrada A31, che mostra un sito archeologico |
L'indagine archeologica tradizionale è spesso difficile in un bosco poiché la vegetazione rende impossibile siti da raggiungere, visualizzarli e registrarli. La capacità di "Lidar" di 'vedere attraverso' la vegetazione è uno dei suoi principali punti di forza.
Poiché gli impulsi laser sono in grado di filtrare tra le foglie ed i rami degli alberi, si è in grado di 'spogliare la vegetazione' e guardare per terra spesso con risultati spettacolari.
E' possibile anche manipolare digitalmente il "Lidar" per produrre una serie di immagini illuminando il modello in modi diversi, esaminando pendenza e l'aspetto, visualizzando in 3D e disegnando sezioni attraverso il paesaggio.
Si può anche combinare il "Lidar" con altre informazioni, come ad esempio la mappatura storica risalente al 18 °secolo, la fotografia aerea, le immagini ad infrarosso ed i dati di siti archeologici conosciuti.
Tutte queste tecniche aiutano a identificare con precisione e interpretare i siti, che possono poi essere controllati a terra.
Poiché gli impulsi laser sono in grado di filtrare tra le foglie ed i rami degli alberi, si è in grado di 'spogliare la vegetazione' e guardare per terra spesso con risultati spettacolari.
E' possibile anche manipolare digitalmente il "Lidar" per produrre una serie di immagini illuminando il modello in modi diversi, esaminando pendenza e l'aspetto, visualizzando in 3D e disegnando sezioni attraverso il paesaggio.
Si può anche combinare il "Lidar" con altre informazioni, come ad esempio la mappatura storica risalente al 18 °secolo, la fotografia aerea, le immagini ad infrarosso ed i dati di siti archeologici conosciuti.
Tutte queste tecniche aiutano a identificare con precisione e interpretare i siti, che possono poi essere controllati a terra.
Il progetto "Lidar" è finanziato nell'ambito del programma New Forest Stewardship Higher Level (HLS). Uno degli obiettivi del regime HLS è quello di incoraggiare la gestione responsabile del territorio che contribuirà a preservare e migliorare l'ambiente, con attività tra cui la ricerca archeologica.
"Lidar" e l'Higher Level Stewardship Scheme
"Lidar" è uno strumento incredibilmente potente per aiutare a gestire il paesaggio forestale ed identificare i siti archeologici.
Nella loro forma più elementare, i dati 3D Lidar ci permettono di creare un modello dettagliato della superficie della terra all'interno del Parco Nazionale della New Forest. I dati ci permettono anche di rimuovere qualsiasi copertura degli alberi e di guardare i cambiamenti topografici sotto di essi.
Attraverso la creazione di fonti di luce artificiale sul paesaggio (azimut) su un computer, i dati possono mostrare dove le ombre potrebbero essere create da buche ed avvallamenti rilevate sulla superficie della terra.
Anche se le caratteristiche archeologiche sepolte non possono essere identificate, i siti vengono mostrati senza scavare la superficie del terreno e quindi senza operazioni invasive in assenza di prove aeree certe.
Altre utilizzazioni di "Lidar""Lidar" può essere utilizzato per identificare alberi monumentali di grande importanza ecologica e storica. Nell'elaborazione delle immagini "Lidar" è possibile rimuovere il paesaggio per lasciare solo gli alberi. Questi possono essere esaminati per individuarne altezza, forma e larghezza della chioma.
In combinazione con immagini ad infrarossi e fotografia aerea ci si può anche concentrare su particolari specie. Processi simili possono essere utilizzati per monitorare la crescita della vegetazione o l'erosione del suolo ed identificare particolari habitat. Inoltre "Lidar" fornisce informazioni preziose per la gestione del territorio e dei sistemi di pascolo nonché per progetti di di restauro ambientale; aiuta anche a individuare "paleoalvei '(i resti di antichi sistemi fluviali).
Per saperne di più, clicca qui.
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Regno Unito
martedì 10 gennaio 2017
In Spagna - da "la Vanguardia" e "SkyTG24" - 09 e 10 gennaio 2017
"Corridoio protetto" per i cetacei
a rischio per il petrolio.
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| Isabel García Tejerina |
Il progetto annunciato dal ministro dell’Ambiente rischia di scontrarsi con due iniziative che mirano a individuare gli idrocarburi presenti nella stessa area, fra la costa continentale del Paese e le Baleari. Nel Mediterraneo problemi comuni.
Il ministro dell’Ambiente spagnolo, Isabel Garcia Tejerina, ha annunciato, alla Conferenza della Convenzione di Barcellona, un progetto che mira a realizzare entro il 2018 un corridoio di migrazione fra il nord e il sud del Mediterraneo per balene, delfini e balenotteri. Tuttavia l’iniziativa del ministro potrebbe scontrarsi, come riferisce il quotidiano "La Vanguardia", con gli interessi per la ricerca del petrolio. Proprio in quella stessa area, infatti, tra le coste della Catalogna e le Baleari, sono in attesa di approvazione da parte del ministero dell’Energia di Madrid due progetti per la valutazione della presenza di idrocarburi.
Un corridoio protetto – Il progetto annunciato a Barcellona dal ministro spagnolo Tejerina prevede di dichiarare la zona fra la costa continentale della Spagna e le Baleari “Area specialmente protetta di interesse mediterraneo” (Aspim), ovvero la denominazione che viene assegnata ai siti che rivestono un ruolo chiave per la conservazione della biodiversità. L’obiettivo è sostanzialmente creare un corridoio “protetto” che possa consentire la migrazione in sicurezza di balene, balenotteri e delfini dall'area a nord del Mediterraneo a quella meridionale. L’ambizione sarebbe quella di completare questo progetto entro il 2018.
Gli interessi petroliferi – La creazione di un corridoio marino per proteggere i cetacei, però, rischia di imbattersi nei due progetti di ricerca del petrolio che hanno interessi nella stessa area, tra la penisola iberica e le Baleari. Iniziative ancora in attesa di approvazione da parte del ministero dell’Energia di Madrid: per determinare la possibile presenza di idrocarburi, dovrebbero essere impiegati cannoni ad aria compressa, i quali potrebbero danneggiare la fauna presente nell’area, proprio ciò che il ministro Tejerina vorrebbe evitare.
Ricerca petrolio dannosa per la fauna marina – “Alianca Mar Blava” è una ong spagnola che tra gli obiettivi principali ha la cessazione delle esplorazioni per la ricerca di idrocarburi nel mar Mediterraneo. È stata proprio questa associazione a far emergere il conflitto di interesse tra il progetto sostenuto dal ministro dell’Ambiente e le due iniziative di ricerca del petrolio nella medesima area. Ma ha fatto anche di più. La Ong, infatti, ha scritto direttamente al ministro dell’energia Alvaro Nadal, da cui dipende l’autorizzazione dei progetti di ricerca degli idrocarburi. Nella lettera inviata a Madrid, ha sottolineato come le onde acustiche sottomarine prodotte dai cannoni ad aria compressa potrebbero provocare “danni fisiologici irreversibili” ai cetacei, nella stessa area che dovrebbe essere dichiarata “protetta” se il progetto del ministro Tejerina andasse in porto.
Mappa delle "Aree specialmente protette di interesse mediterraneo"
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