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venerdì 15 dicembre 2017


Caccia, in legge di Bilancio un emendamento da «far west su fauna oggetto di controllo»



Wwf, Lipu, Lav, Enpa e Lac chiedono l’immediato ritiro dell’emendamento, segnalato tra quelli prioritari del Pd




Le associazioni Wwf, Lipu, Lav, Lac, Enpa chiedono l’immediato ritiro dell’emendamento segnalato tra quelli prioritari del Pd che elimina ogni vincolo e ogni regolamentazione oggi imposta dall’art. 19 della legge 157/92 in merito alla gestione faunistica, creando un vero e proprio far west dove ogni abbattimento può essere fatto senza limiti, con qualsiasi pretesto e da chiunque.
«L’emendamento vuole escludere dalla legge 157/92 “ il prelievo di fauna selvatica ai fini di impresa agricola” e ovviamente anche “gli interventi di controllo e l’attuazione dei piani di abbattimento” togliendoli così da ogni regolamentazione, in particolare quella prevista proprio dall’art.19 che impone una serie di rigide condizioni, tra cui l’obbligo dell’utilizzo prioritario dei metodi ecologici, pareri scientifici dell’Ispra e figure ben precise che dovrebbero operare. Invece con questo emendamento, non ci riferirà più ad alcuna norma e si creerà una situazione di caos di cui ne saranno certamente favoriti i cacciatori, e chi potrà trarre profitto dalle inutili uccisioni degli animali».

Un drammatico pasticcio, commentano le associazioni, poiché essendo la fauna selvatica protetta, non è tecnicamente possibile decidere di escludere dalla legge stessa le specie oggetto di controllo sottraendole ad ogni forma di tutela e regola. «Si assisterà, tra l’altro nella totale assenza di controlli, a vere e proprie stragi compiute da chiunque, anche persone senza licenza di caccia e dotate di armi oggi non consentite dalla legge sulla caccia, catture con ogni sorta di mezzo, in ogni periodo dell’anno e da persone impreparate, senza limite alcuno, neanche di età degli animali.

Un inaccettabile far west venatorio che aumenterà anche il già drammatico numero di morti e feriti per caccia. Anche sotto falso nome si tratterà comunque dell’aumento incontrollato di persone armate di fucile in giro per campi e boschi»

Wwf, Lipu, Lav, Lac, Enpa: «Chiediamo fortemente di ritirare questo indecoroso emendamento, pericoloso per gli animali e anche per la tutela della pubblica incolumità. Soprattutto chiediamo che la legge di Bilancio svolga le funzioni per cui è nata, e che non si presti ad essere un pretesto per dei blitz atti a modificare norme che non c’entrano nulla con questioni economiche: si ritorni alla correttezza e al rispetto delle regole».

sabato 14 gennaio 2017

The big chill - Il grande freddo







In Italia bracconieri scatenati







Il WWF chiede di sospendere la caccia in tutta Italia: gli animali sono stremati da gelo e neve. Il lago di Lesina, nel Parco Nazionale del Gargano, preso di mira. La Regione Puglia si è limitata a vietare la caccia alla sola beccaccia per qualche giorno nella prima settimana di gennaio.




Bracconieri scatenati in queste ore, con la fauna già provata da temperature rigide e la neve che ne ostacola la ricerca di cibo. Grazie alla segnalazione di un attivista arriva la notizia di un carniere di almeno 24 beccacce lungo il torrente Mussino, affluente del Tevere in Umbria, mentre la normativa consente un massimo di 3 capi abbattibili al giorno da ogni singolo cacciatore, e 20 nell’intera stagione. Le beccacce, a causa del freddo e della abbondante neve caduta negli ultimi giorni, assumono spesso comportamenti anomali: si concentrano lungo i corsi d’acqua, cercano cibo in pieno giorno e allo scoperto anziché in bosco, dimora abituale. Divengono così facile preda di bracconieri senza scrupoli: è così che vanno definiti soggetti che compiono questi autentici massacri.
Oca collorosso (Branta ruficollis)
Un’altra triste notizia arriva dal Lago di Lesina, in Puglia, area dove si stanno purtroppo concentrando spesso episodi di bracconaggio: un fotografo naturalista ha osservato un gruppo di cacciatori che ritornavano alle macchine dopo aver abbattuto un esemplare della rarissima Oca collorosso. La notizia è rapidamente circolata in rete e diffusa dagli esperti birdwatchers di EBN Italia.
L'oca collorosso è originaria della Siberia e pochissimi esemplari raggiungono l’area mediterranea negli inverni più rigidi. La popolazione mondiale è stimata in soli 50.000 esemplari circa: si tratta di uno degli anatidi più minacciati del pianeta.
Infine, mercoledì 11 gennaio sono stati sorpresi alcuni cacciatori appostati alla caccia al cinghiale all’interno della riserva naturale e Oasi WWF di Bosco Rocconi, nella Maremma interna (GR). L’operazione ha avuto esito positivo anche grazie alla segnalazione di altri cacciatori locali, che non si sono riconosciuti nei loro colleghi. Nei giorni scorsi il WWF aveva più volte denunciato una situazione intollerabile, che mette a rischio anche l’incolumità delle famiglie in visita all’Oasi. Più di una volta infatti, i visitatori si sono trovati circondati da cinghiali feriti, rincorsi da mute di cani, con il rischio di essere travolti.
“Il WWF chiede che in questa situazione di emergenza, con il Centro-Sud interessato dalla neve (e una nuova perturbazione in arrivo), la sospensione della caccia al fine di tutelare gli animali selvatici in un momento particolarmente difficile per la loro sopravvivenza”.
Il WWF invita i cittadini a segnalare simili episodi al telefono antibracconaggio 328.7308288

domenica 28 febbraio 2016

da "Quotidiano di Bari" - 27 gennaio 2016





Storie di isolamento dei Parchi Nazionali #2
Il caso del Parco Nazionale del Gargano






I risultati dei progetti di conservazione di specie e di habitat, vanificati da ciò che accade appena fuori i confini del Parco. La difficile convivenza tra disciplina dei Parchi Nazionali e "indisciplina" della Regione Puglia






domenica 27 dicembre 2015

 da "Gruppo di Intervento Giuridico onlus - Veneto" - 22 dicembre 2015






Ai cacciatori veneti piacciono le leggi incostituzionali






Schio, Monte Magrè, altane di caccia nel boscoSchio, Monte Magrè, altane di caccia nel bosco


Le associazioni ecologiste Gruppo d’Intervento Giuridico onlus – Veneto e Lega per l’Abolizione della Caccia onlus – sez. di Vicenza hanno inoltrato nei giorni scorsi specifica istanza al Governo nazionale con la richiesta di impugnare la legge regionale Veneto 1 Dicembre 2015, n. 20 davanti alla Corte costituzionale per palese violazione delle competenze statali costituzionalmente garantite (art. 127 cost.).

Infatti, sul Bollettino Ufficiale Regionale n. 114 del 04/12/2015 è stata pubblicata la legge regionale “Appostamenti precari ad uso venatorio” in cui sono previste disposizione che tendono a liberalizzare gli interventi edilizi finalizzati all’attività venatoria in forma di appostamenti temporanei di lungo periodo con previsione di semplificazioni procedurali, esentando gli appostamenti per la caccia (capanni, altane) dall’ottenimento dell’autorizzazione paesaggistica (decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i.) e dal titolo abilitativo urbanistico-edilizio (D.P.R. n. 380/2001 e s.m.i.), in evidente contrasto con i principi fondamentali stabiliti dalla legislazione statale in materia di governo del territorio e in materia di ordinamento penale.
Si ricorda, infatti, che la Corte costituzionale, nell’interpretazione del principio della riserva di legge in materia penale (art. 25, comma 2., cost.), ha costantemente affermato il “monopolio” del legislatore statale (es. Corte cost. n. 487/1989).
altana di caccia nel Vicentino
Altana di caccia nel Vicentino
Già nel 2013 la Corte costituzionale si era occupata della legge regionale 6 luglio 2012, n. 25 che aveva lo scopo di liberalizzare la costruzione degli appostamenti di caccia, il tutto per favorire il mondo venatorio. Con la sentenza n. 139 del 13 giugno 2013 la Corte ne aveva dichiarato l’incostituzionalità e respinto al mittente questo ennesimo pasticcio legislativo.
contro altane caccia

domenica 25 ottobre 2015

da "La Provincia Pavese" -  24 ottobre 2015




Cinghiali allevati per la caccia sotto casa. #1

Ecco chi crea i problemi.




Allevamenti abusivi che hanno portato i cinghiali in zone in cui un tempo erano sconosciuti, come la Lomellina. 





Quattro allevamenti abusivi di cinghiali scoperti dalla polizia provinciale, che ha denunciato i proprietari. A quanto sembra uno degli allevamenti era addirittura una riserva di caccia privata a pagamento: come nei laghetti per la pesca sportiva. I quattro recinti sono stati trovati nei territori comunali di Canneto Pavese, Montesegale, Stradella e Rocca dè Giorgi. Quest’ultimo, in particolare, aveva tutte le caratteristiche della riserva di caccia privata, a cominciare dall’estensione: sei ettari e mezzo. Gli uomini del comandante Mauro Maccarini nei giorni scorsi hanno effettuato una serie di controlli mirati a verificare l’esistenza di recinti illegali di animali selvatici, in particolare ungulati (come i cinghiali e i caprioli). Durante il blitz gli agenti hanno trovato quattro recinti irregolari, sequestrando 20 cinghiali. I proprietari dei recinti sono stati denunciati alla procura di Pavia per violazione delle leggi sul commercio di specie animali e vegetali in via di estinzione, e per violazione delle norme per la commercializzazione e detenzione di esemplari di mammiferi e rettili che possono costituire un pericolo per la salute e l’incolumità pubblica. Reati che vengono sanzionati con importi che variano da un minimo di 15 mila euro a un massimo di 300 mila euro. In due dei recinti sequestrati gli agenti hanno trovato delle gabbie-trappola: un mezzo di caccia non consentito. I proprietari hanno ricevuto una multa di 1549 euro, con denuncia penale, cui è stata aggiunta un’altra violazione penale per «caccia in periodo di divieto generale». In questo ultimo caso le ammende vanno da un minimo di 929 euro a un massimo di 2582 euro. Altre sanzioni sono state elevate per violazione del regolamento regionale sugli allevamenti di fauna selvatica. «Questi allevamenti abusivi - spiegano le associazioni ambientaliste - sono uno dei motivi che hanno portato i cinghiali in zone in cui un tempo erano sconosciuti, come la Lomellina. Sono alcuni cacciatori poco scrupolosi a
Altana per la caccia in Veneto
immetterli in modo illegale sul territorio, per poter andare a caccia vicino a casa. E’ un business redditizio. I cinghiali sono molto fertili: una femmina può fare 12 piccoli all’anno. Con tre coppie di cinghiali dopo un anno possiamo avere più di 40 esemplari. Tutti sanno che questi animali non sono destinati alla macellazione in proprio». La legge vieta di allevare cinghiali per immetterli sul territorio. Le gabbie sequestrate quindi servivano per catturare cinghiali nel territorio e portarli negli allevamenti, dove farli riprodurre. La caccia al cinghiale si fa in due modi: con le squadre e i cani (al massimo 15 cacciatori) o in altana (una specie di torretta, per sparare agli ungulati dall’alto). Nel recinto di Rocca de Giorgi, un boschetto con un’estensione pari a una decina di campi da calcio, c’erano diverse altane: segno inequivocabile del fatto che la caccia veniva praticata lì dentro, da cacciatori che pagavano per farlo.

domenica 18 ottobre 2015

da "The Independent" - 18 ottobre 2015 - di Alexander Sehmer





Esemplare di maschio di Alce (Alces alces)

Ai cacciatori piace la preda facile




Nel Nord della Norvegia un gruppo di cacciatori abbatte due alci ma si rende conto di averlo fatto in uno zoo!




In Norvegia un gruppo di cacciatori ha ucciso due alci prima di rendersi conto, secondi dopo, che avevano sparato attraverso una recinzione  per animali in uno zoo. Secondo il sito web The Local, i cacciatori hanno chiamato il giardino zoologico e segnalato il loro errore. Hanno detto che i cani utilizzati per la caccia alle alci avevano trovato la traccia nel recinto del Polar Zoo e non avevano capito che stavano sparando all'interno dello zoo, situato nella Norvegia del Nord, vicino alla città di Narvik. Heinz Strathmann, amministratore delegato dello zoo, ha detto di essere incredulo. "Penso che quanto accaduto sia molto triste, e non va bene - ha aggiunto Strathmann a "The Local" -. Avevamo cinque alci, ora abbiamo solo tre ".
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Potremmo solo aggiungere: roba da cacciatori. (F.M.)

giovedì 15 ottobre 2015

da "La Nuova Sardegna" 15 ottobre 2015




Cinghiali: in Sardegna nuove regole sanitarie per il prelievo venatorio. Altre Regioni dormono (Puglia compresa).




L'unica forma di caccia consentita è quella della "compagnia di caccia". Ma il provvedimento non è del settore caccia ma di quello sanitario per l'eradicazione della peste suina. La questione, però, non è compresa in gran parte d'Italia.





giovedì 3 settembre 2015

M5S all'attacco sulla caccia in Trentino



I cacciatori attrezzano punti di alimentazione per "giocare al tiro a segno"




Riapre la stagione della caccia in Trentino, e con essa tornano i problemi. Il Consigliere Provinciale Filippo Degasperi del M5S ha presentato un’interrogazione presso il Consiglio Provinciale chiedendo conto dei numerosi punti di foraggiamento (o di adescamento?) presenti sul territorio trentino e da considerarsi in violazione delle determinazioni provinciali in materia caccia ed appostamenti: «La documentazione fotografica in nostro possesso dimostra oltre ogni ragionevole dubbio come si operi fuori dalle norme preposte per il foraggiamento degli animali, in particolar modo degli ungulati. Strutture, periodo e soprattutto tipo di mangime non corrispondono a quanto prescritto, ed appare
chiaro come lo scopo di queste stazioni, tenute attive anche ad agosto, sia solo di assuefare cervi e caprioli abituandoli a cibarsi in precisi luoghi in modo da aver gioco facile nell’abbatterli una volta aperto il periodo venatorio. A parte che risulta davvero difficile capire dove sarebbe lo «sport» in simili sotterfugi, la domanda che ci poniamo è come sia possibile che veniamo informati noi di queste strutture fuori norma prima delle autorità preposte. In Trentino ci sono almeno 3 entità che in teoria dovrebbero vigilare su situazioni come quella presentata. Parliamo di corpo forestale provinciale, guardacaccia ACT e custodi forestali comunali o dei consorzi di vigilanza boschiva. Come sia possibile allora che nessuno si sia accorto di quanto riportiamo appare inspiegabile, e richiede quindi chiarimenti. Oltre a questo vogliamo sottolineare come la Provincia di Trento finanzi tutt’ora l’ente privato gestore della caccia con centinaia di migliaia di euro. Di fronte ad esempi di evidenti manchevolezze come quelli riportati riteniamo assai opportuno prendere in considerazione il ritiro della convenzione che lega la Provincia all’ente in questione per quanto riguarda la vigilanza».