mercoledì 20 dicembre 2017

Dal Centro visite "Torre dei Guardiani" del Parco Nazionale dell'Alta Murgia







Escursione a Piano del Monaco, Andria








Risultati immagini per andria parco nazionale dell'alta murgia
Ultima passeggiata dell’anno per il Centro Visita Torre dei Guardiani. Sabato 23 dicembre, in mattinata, le guide naturalistiche vi portano in escursione a Piano del Monaco, in territorio di Andria. L’appuntamento è per le 9.00.
Si parte dall’Agriturismo Piano del Monaco, situato nella omonima piana, ai piedi dei più alti rilievi murgiani, tra cui Monte Caccia. L’itinerario si snoda tra i pascoli rocciosi, i coltivi e qualche stradella bianca, dunque in massima parte su percorso libero, attraversando spazi apertissimi. Interessanti sono i numerosi trulli che punteggiano i coltivi, i panorami ampi dall’Appennino al Gargano, oltre alla sommità del rilievo che raggiungeremo, occupato da rocce aguzze e cesellate dal carsismo. Nei pressi dell’Agriturismo c’è uno jazzo con anesso mungituro. Il percorso, ad anello, è lungo circa 5 chilometri, con un dislivello di 100 metri circa. Non presenta particolari difficoltà. Si consiglia caldamente abbigliamento antivento e a strati.
Per partecipare all’escursione è necessario prenotarsi, chiamando il numero 080.3743487 (dal lunedì al venerdì, dalle 9 alle 18.30) oppure inviando una mail all’indirizzo prenotazionitorredeiguardiani@gmail.com, indicando il numero dei partecipanti e il numero di telefono di uno dei referenti del gruppo. E‘ possibile prenotarsi entro e non le 12 di venerdì 22 dicembre. I prenotati saranno ricontattati dallo Staff del Centro Visite Torre dei Guardiani per comunicare eventuali informazioni pratiche sul’escursione. L’escursione potrà essere annullata nel caso in cui non si raggiunga il numero minimo di partecipanti o in caso di avverse condizioni climatiche.
L’escursione, è a cura dell’ATS “Torre”, l’Associazione Temporanea di Scopo, “Torre” formata da Di.Di. srl (Oasi Naturale di Torre Calderina), Laetitia, Terrae, Ulixes, Verderame, che ha in gestione il Centro Visita Torre dei Guardiani. Alcune delle attività in programma sono in collaborazione con le 29 associazioni partner dell’ATS. Il programma completo degli eventi e delle escursioni è disponibile sul sito istituzionale del Parco www.parcoaltamurgia.gov.it.
Al Centro Visita, in contrada Jazzo Rosso, a Ruvo, nella sede del Parco, a Gravina, e presso l’Officina del Piano, a Ruvo, sarà possibile recuperare anche la copia cartacea del programma, che contiene, fra le altre cose, il “vademecum del buon escursionista”, con consigli pratici per affrontare al meglio i percorsi proposti. Il programma è disponibile anche sulla fan page del Centro Visita Facebook “Centro Visite Torre dei Guardiani”.

da @iononhopauradellupo






Guida popolare al ritorno del lupo sulle Alpi







Bel video dell'Associazione "Io non ho paura del lupo" che sfata alcuni miti negativi sul principe dei predatori.










lunedì 18 dicembre 2017



MORTO Altero Matteoli.



CON LUI #MINISTRODELLAMBIENTE FU ISTITUITO IL Parco Nazionale Alta Murgia.





 

UNA MORTE VIOLENTA, QUELLA DEL SENATORE Altero Matteoli, AVVENUTA QUEST'OGGI SULLA STATALE AURELIA, ALL'ALTEZZA DI #CAPALBIO. CON LUI #MINISTRODELLAMBIENTE, FU ISTITUITO IL Parco Nazionale Alta Murgia. ERANO I TEMPI IN CUI IL GOVERNO NAZIONALE ERA RETTO DA UNA MAGGIORANZA DI CENTRODESTRA E QUELLO REGIONALE DELLA PUGLIA, PURE (CON Raffaele Fitto PRESIDENTE). ERA IL TEMPO, STRANO DEVO DIRE, IN CUI L'ISTITUZIONE DEL SECONDO #PARCONAZIONALE IN #PUGLIA AVVENIVA IN UN CONTESTO POLITICO CHE SAREBBE DOVUTO ESSERE DEL TUTTO AVVERSO. INVECE, GLI ANNI DAL 1995 AL 2005 FURONO QUELLI IN CUI LA POLITICA REGIONALE SULLA #CONSERVAZIONEDELLANATURA, SU #RETENATURA2000 E SULLE #AREEPROTETTE PRESE LETTERALMENTE IL VOLO. CERTO, CON PERIODI DI NOTEVOLI FRIZIONI, CON RALLENTAMENTI ED ACCELERAZIONI. MA, IL RICORDO DI COME LA Regione Puglia GIUNSE A DELIBERARE L'INTESA CON IL GOVERNO CENTRALE PER L'ISTITUZIONE DEL Parco Nazionale Alta Murgia, RIMANE PER SEMPRE TRA I PIU' BELLI DELLA MIA CARRIERA. MAI AVREI IMMAGINATO DI RIUSCIRE AD IMPLEMENTARE, ASSIEME AI POCHISSIMI "DISPERATI" DELL'#UFFICIOPARCHI DELLA Regione Puglia, UN'AUTENTICA POLITICA DI CONSERVAZIONE IN UN CONTESTO POLITICO APPARENTEMENTE DEL TUTTO SFAVOREVOLE. MA, COME HO IMPARATO, TUTTO E' POSSIBILE: ANCHE SMENTIRE I PREGIUDIZI. FORSE QUESTA ESPERIENZA, CHE PARTE DAL 1990 NELLA #PUBBLICAAMMINISTRAZIONE NEL CAMPO DELLE #POLITICHE PER LA #CONSERVAZIONEDELLANATURA, HA SEGNATO LA MIA STORIA PERSONALE.
ALTERO MATTEOLI E' STATO PARTE DI QUESTA STORIA, ANCORCHE' FOSSE "LONTANO". QUANDO VENNE A VISITARE LA SEDE DELL'ENTE Parco Nazionale Alta Murgia, FUI CONTENTO D'AVERLO CONOSCIUTO DI PERSONA. CERTO, NE HA COMBINATE ANCHE LUI, SOPRATTUTTO LI' IN #TOSCANA MA PER IL PARCO NAZIONALE DELL'ALTA MURGIA E' STATO L'UOMO DELL'INIZIO DELLA STORIA CON #GIROLAMOPUGLIESEPRESIDENTE.

venerdì 15 dicembre 2017

da The Guadian - 14 dicembre 2017





L'Unione Europea non deve bruciare le foreste del mondo per l'energia "rinnovabile"




Un "difetto" nel piano europeo per le energie pulite consente al combustibile proveniente da alberi abbattuti di essere qualificato come energia rinnovabile ma, in realtà, così si accelera il cambiamento climatico e si distruggono le foreste.




L'Unione europea si sta muovendo per attuare una direttiva per raddoppiare le attuali energie rinnovabili nel continente entro il 2030. Questo è ammirevole, ma un "difetto" nella versione attuale accelererebbe i cambiamenti climatici, permettendo ai Paesi, alle centrali elettriche ed alle fabbriche di incentivare l'abbattimento degli alberi e la loro combustione sarebbe qualificata  come energia rinnovabile.
Anche solo una piccola parte del fabbisogno energetico europeo richiede una grande quantità di alberi e, per evitare profondi danni al clima ed alle foreste in tutto il mondo, il Consiglio ed il Parlamento europei devono correggere il tiro.
I produttori europei di prodotti in legno hanno generato per decenni elettricità e calore come sottoprodotti benefici, utilizzando scarti di legno e residui forestali limitati. La maggior parte di questo materiale decompone e rilascia anidride carbonica in pochi anni, quindi usarli per sostituire i combustibili fossili può ridurre l'anidride carbonica aggiunta all'atmosfera in pochi anni. Sfortunatamente, la direttiva non si riferisce ai residui legnosi ed i Paesi e le società finanziarie potrebbero abbattere alberi semplicemente per bruciarli per produrre energia.

Parchi per chi?


Con la Legge di Stabilità 2018 si istituiscono nuove Riserve Marine e nuovi Parchi Nazionali. Ma i problemi legati all'imbuto autorizzativo che si crea quando più Amministrazioni pubbliche devono esprimersi in merito ad un piano o ad un progetto, non vengono risolti. Con buona pace del "gradimento" verso le aree protette.



di Fabio Modesti



Faro di Punta Palascia (Otranto), il punto più ad Est d'Italia.


Parchi per chi? Questa domanda si ripropone sistematicamente ogni qual volta lo Stato e le Regioni si apprestano ad istituire una nuova area protetta. Nella Legge di Stabilità 2018 (approvata dal Senato ed ora all’attenzione della Camera dei Deputati) è prevista l’istituzione della Riserva Marina di Capo d’Otranto, in un tratto di mare prospiciente il Parco Naturale regionale Costa Otranto-S. Maria di Leuca. La disposizione della Legge di Stabilità statuisce, per l’avviamento della Riserva, lo stanziamento di 100.000 Euro per il 2018 e di 300.000 Euro a partire dal 2019. Inezie. Ma chi gestirà la Riserva statale di Capo d’Otranto? Chi armonizzerà la disciplina di tutela a terra ed a mare? Chi rilascerà autorizzazioni e poi nulla osta e pareri? Due soggetti giuridici diversi? La ragionevolezza avrebbe voluto che la disposizione di Legge sancisse anche che il gestore delle due aree protette fosse unico e cioè il soggetto che già ora gestisce il Parco regionale. Invece, nel testo approvato dal Senato, nulla si dice. Ed è qui che la pur condivisibile “ansia da area protetta” rischia di scontrarsi con la realtà. Le domande poste sono ineludibili e vanno date risposte subito, senza aspettare che ci si avvii, perché dopo può diventare troppo tardi. I “cittadini dei Parchi” (e di tutte le aree protette) hanno bisogno di sapere se la loro vita sociale ed economica troverà un ulteriore ostacolo oppure troverà una pubblica amministrazione amica.
Uno dei processi virtuosi che il Legislatore (nazionale e regionale) potrebbe attivare sarebbe quello di armonizzare e razionalizzare le procedure autorizzative in aree protette. Ricondurre al solo Ente gestore dell’area protetta tutte le funzioni relative ad aspetti che gli sono propri: autorizzazione paesaggistica, autorizzazione forestale, valutazione di incidenza e valutazione di impatto ambientale. Almeno queste. La vita degli imprenditori e dei cittadini nelle aree protette sarebbe diversa, migliore. Si ridurrebbe il rischio di corruzione e di concussione, vi sarebbe un solo soggetto responsabile di fronte alla legge e non dieci, venti funzionari che scaricano responsabilità su altrettanti. Ma lo Stato e le Regioni (la Regione Puglia in particolare) non ne vogliono sapere. Alla Regione Puglia la proposta è stata più volte presentata in particolare dal Parco Nazionale dell’Alta Murgia fin dal 2007. Mai accolta. Perché? Forse perché in questo modo si ridurrebbe il “potere negoziale” degli Enti locali? Un potere il cui esercizio è quanto mai pericoloso e, molte volte, privo di competenze, come purtroppo apprendiamo ogni giorno.
Risultati immagini per parco naturale costa otranto
La aree protette sono uno straordinario punto di osservazione di come va un territorio, di come si articola la società di quel territorio. Gestire un’area protetta (nel caso del sottoscritto un Parco Nazionale, quello dell’Alta Murgia, fino a qualche giorno fa) consente di sviluppare una capacità di sintesi e di selezione delle priorità straordinaria. Consente di intessere relazioni virtuose con i detentori di interessi grazie alle quali , in molti casi, non è necessario ricorrere alla disposizione ostativa ovvero alla repressione così da prevenire azioni contrarie alle finalità dell’area protetta e far sì che le attività economiche che lì si svolgono producano benefici per l’intero territorio protetto e finanche per territori più vasti. Producono i cosiddetti Servizi Ecosistemici di cui oggi tutti parlano senza sapere bene di che cosa si tratti.
Insomma, non basta mettere le bandierine su una mappa per affermare una potestà di legge, quella di istituire aree protette. Quella potestà (che sia esercitata dallo Stato oppure dalle Regioni e da altri Enti territoriali) deve affermare il buon governo dei territori e l’assunzione della responsabilità di rendere la vita delle persone migliore, con una pubblica amministrazione che sia loro vicina e non percepita come “lontana” e“nemica”, ulteriore carrozzone pubblico succhiasoldi.


Caccia, in legge di Bilancio un emendamento da «far west su fauna oggetto di controllo»



Wwf, Lipu, Lav, Enpa e Lac chiedono l’immediato ritiro dell’emendamento, segnalato tra quelli prioritari del Pd




Le associazioni Wwf, Lipu, Lav, Lac, Enpa chiedono l’immediato ritiro dell’emendamento segnalato tra quelli prioritari del Pd che elimina ogni vincolo e ogni regolamentazione oggi imposta dall’art. 19 della legge 157/92 in merito alla gestione faunistica, creando un vero e proprio far west dove ogni abbattimento può essere fatto senza limiti, con qualsiasi pretesto e da chiunque.
«L’emendamento vuole escludere dalla legge 157/92 “ il prelievo di fauna selvatica ai fini di impresa agricola” e ovviamente anche “gli interventi di controllo e l’attuazione dei piani di abbattimento” togliendoli così da ogni regolamentazione, in particolare quella prevista proprio dall’art.19 che impone una serie di rigide condizioni, tra cui l’obbligo dell’utilizzo prioritario dei metodi ecologici, pareri scientifici dell’Ispra e figure ben precise che dovrebbero operare. Invece con questo emendamento, non ci riferirà più ad alcuna norma e si creerà una situazione di caos di cui ne saranno certamente favoriti i cacciatori, e chi potrà trarre profitto dalle inutili uccisioni degli animali».

Un drammatico pasticcio, commentano le associazioni, poiché essendo la fauna selvatica protetta, non è tecnicamente possibile decidere di escludere dalla legge stessa le specie oggetto di controllo sottraendole ad ogni forma di tutela e regola. «Si assisterà, tra l’altro nella totale assenza di controlli, a vere e proprie stragi compiute da chiunque, anche persone senza licenza di caccia e dotate di armi oggi non consentite dalla legge sulla caccia, catture con ogni sorta di mezzo, in ogni periodo dell’anno e da persone impreparate, senza limite alcuno, neanche di età degli animali.

Un inaccettabile far west venatorio che aumenterà anche il già drammatico numero di morti e feriti per caccia. Anche sotto falso nome si tratterà comunque dell’aumento incontrollato di persone armate di fucile in giro per campi e boschi»

Wwf, Lipu, Lav, Lac, Enpa: «Chiediamo fortemente di ritirare questo indecoroso emendamento, pericoloso per gli animali e anche per la tutela della pubblica incolumità. Soprattutto chiediamo che la legge di Bilancio svolga le funzioni per cui è nata, e che non si presti ad essere un pretesto per dei blitz atti a modificare norme che non c’entrano nulla con questioni economiche: si ritorni alla correttezza e al rispetto delle regole».

Da "Greenreport.it" del 15 dicembre 2017











Birdwatching: quanto vale un oriolo dorsonero? Almeno 223.851 dollari per un paesino della Pennsylvania


Negli Usa per il birdwatching vengono spesi fino a 40 miliardi di dollari all’anno


L’arrivo di un singolo oriolo dorsonero (Icterus abeillei) nella Pennsylvania rurale, a 5.000 chilometri dal suo areale abituale in Messico, ha portato entrate per 223.851 dollari per l’economia locale grazie ai mumerosi bird watchers che sono accorsi per vederlo e fotografarlo.

A dirlo è lo studio “Travelling birds generate eco-travellers: The economic potential of vagrant birdwatching” pubblicato su Human Dimensions of Wildlife da un team di ricercatori australiani dell’università del New South Wales (Unsw), dell’Australian Museum, della Charles Sturt University e Royal Botanic Gardens di Sydney, che è il primo a quantificare l’impatto economico di un uccello vagabondo; una specie osservata al di fuori della sua normale area geografica.

Il principale autore dello studio, Corey Callaghan, del Centre for Ecosystem Science della chool of Biological, Earth and Environmental Sciences dell’Unsw, spiega che «Più di 1.800 appassionati di birdwatching provenienti da tutti gli Stati Uniti e da aree del Canada sono venuti a vedere l’oriolo dorsonero che è stato avvistato per la prima volta in un cortile suburbano il 26 gennaio 2017. L’uccello è rimasto per 67 giorni, fino al 10 aprile, e stimiamo che questo evento di ecoturismo abbia generato più di 3.000 dollari al giorno per l’economia locale ed ancora di più in un’area più estesa grazie ai costi di viaggio, cibo e alloggio dei turisti dell’avifauna».

Richard Kingsford, direttore del Center for ecosystem science dell’Unsw, è convinto che «A volte c’è una percezione sbagliata del ruolo che la biodiversità gioca nella nostra economia. Qui dimostriamo che dalla conservazione della biodiversità vengono dollari reali. Questo singolo uccello ha dato un contributo importante all’economia».

Con la comparsa dell’oriolo dorsonero in una mangiatoia per uccelli in un cortile rurale della contea di Berks, in Pennsylvania, è stata sola la seconda volta che questa specie veniva registrata negli Stati Uniti.

Per stimare il valore economico dell’evento, i ricercatori australiani hanno esaminato un registro dei visitatori tenuto dai proprietari del giardino della casa dove bazzicava l’oriolo e hanno chiesto ai turisti quanto era costato loro il viaggio e il soggiorno i viaggio.

Callaghan, che è un appassionato birder, spiega ancora: «Mi sono sempre chiesto quanto denaro venga generato da un evento unico e imprevedibile come quello di questo uccellino – la caccia agli uccelli vagabondi – dato il numero di persone che a volte percorrono lunghe distanze per vedere un singolo uccello al di fuori della suo normale areale. Questa è stata una rara opportunità di scoprirlo, e il nostro studio rivela quante persone sono disposte a pagare. Ogni anno ci sono dozzine di eventi simili in tutto il mondo».

Negli Stati Uniti, in Australia, in Europa e ormai un po’ in tutto il mondo, il birdwatching è un grande business. Secondo l’United States Fish and Wildlife Service, per il birdwatching negli Usa ogni anno vengono spesi fino a 40 miliardi di dollari.

I ricercatori australiani concludono: «In definitiva, tutti gli uccelli dipendono dal loro habitat e quindi i benefici per l’economia derivanti dal birdwatching devono essere bilanciati con le minacce ambientali che distruggono i loro habitat, come il disboscamento del terreno. Sono necessarie valutazioni economiche approfondite sullo sviluppo urbanistico, dato il valore “passivo” per l’economia dal birdwatching».