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giovedì 4 gennaio 2018

da la Repubblica - Bari.it del 04 gennaio 2018





Quel che resta del borgo murattiano

a Bari 





Bari, l'ultimo giardino del centro è un capolavoro nascosto
L'ingresso di Palazzo Dell'Aquila
Bel reportage fotografico di Silvia Dipinto nel palazzo dell'Aquila, in piazza Garibaldi a Bari. Una testimonianza della lungimiranza urbanistica ed estetica del viceré Gioacchino Murat e della "resistenza" dimostrata dai discendenti di una delle famiglie dell'alta borghesia intellettuale barese contro lo scempio che assedia il capoluogo pugliese.




Bari, l'ultimo giardino del centro è un capolavoro nascosto
Capannina con lume a gas
Nell'antico lume a gas, dove due secoli fa brillava la fiammella, ha trovato spazio una rosa. È la primavera nel giardino che resiste al tempo e al cemento, forse l'ultimo superstite nel quartiere murattiano. L'angolo di verde che non t'aspetti si nasconde tra i palazzi che circondano piazza Garibaldi. Il tesoro di palme, glicine, arance e cycas è custodito tra la piazza e via Abate Gimma. "Viviamo qui dall'Ottocento, quando abbiamo acquistato il palazzo dal suo costruttore, il pretore napoletano Francesco Cammarano", raccontano gli eredi della famiglia dell'Aquila, proprietari dello splendido edificio datato 1860. Il colonnato ottocentesco in stile dorico, i lumi con le manopole del gas, la maestosa scalinata, gli affreschi coi puttini e con i motivi floreali: tanto si è conservato dietro il massiccio portone grazie ai restauri e alla passione della famiglia, che ha ricostruito la storia del palazzo e del suo cortile spulciando tra gli archivi privati. E che ancora prova a dare risposte a un intrigante mistero, quello dell'esistenza del teatro Cammarano, che pare si trovasse all'interno del palazzo. "Quando fu costruito il nuovo borgo murattiano, la presenza del verde era obbligatoria - ricordano - Infatti la legge murattiana istituì, per ogni proprietà terriera, l'edificazione dei due terzi, mentre la restante parte doveva adibirsi a giardino". Due secoli sono bastati a fare scomparire fiori e alberi sotto il peso delle case, innalzate ben oltre gli originari primi piani.
Bari, l'ultimo giardino del centro è un capolavoro nascosto
Colonnato in stile dorico

domenica 6 settembre 2015

Libellule a Bari


Eleganza e leggerezza sul balcone


E' sempre piacevole alzarsi la mattina e catturare immagini degli insetti più eleganti che frequentano i balconi di una città per loro poco ospitale come Bari



Crocothemys erytrea

venerdì 21 agosto 2015

Torna a farsi vedere a Bari il falco pellegrino


Lo si avvista ogni anno ma non si sa quanti esemplari vi siano e se è nidificante


Anche quest'anno a Bari si è rivisto il falco pellegrino (falco peregrinus). Prima della migrazione verso Sud, si "intrattiene" nella nostra città. In questi giorni è possibile vederlo sul traliccio di telecomunicazioni posto sulla sede ENEL di via Capruzzi. Ma è possibile vederlo costantemente anche sul campanile della cattedrale del capoluogo pugliese e presso alcune cave nelle immediate vicinanze della città.
Falco pellegrino cattura in volo un colombo torraiolo
Non si sa se vi siano più esemplari e se ha trovato la situazione migliore per nidificare (cosa sperabile). Gli esperti finora ritengono che non si siano visti in volo esemplari giovani. E' comunque una splendida visione quella del falco pellegrino per la sua eleganza e per la sua abilità nella caccia in volo. Negli scorsi anni, sempre a Bari, testimoni oculari hanno raccontato di aver visto il falco piombare in pieno giorno su un malcapitato gabbiano che si aggirava sul lungomare ignaro della presenza del predatore. Spettacolo terribile ma straordinario con il finale di un lauto banchetto consumato sulla torre della III Regione Aerea dell'Aeronautica Militare.
Sarebbe opportuno che l'Amministrazione comunale commissionasse una ricerca sullo status del falco pellegrino a Bari anche per poter eventualmente adottare iniziative per facilitare la sua nidificazione che comporterebbe anche una forte pressione predatoria sulle popolazioni di colombi torraioli (i piccioni di città - Columba livia - var. domestica) e di storni (sturnus vulgaris) in forte espansione.

domenica 16 agosto 2015

Al lupo!, Al lupo! in Terra di Bari


Gli attacchi da parte di lupi in provincia di Bari sarebbero ormai all'ordine del giorno. Ma quanti sono? Un esercito? Nessuno lo sa ad eccezione del Parco Nazionale dell'Alta Murgia. Il silenzio e l'assenza di Regione e Città Metropolitana


La notizia è stata "bucata" dalle rassegne stampa del settore ambientale, ma quella apparsa su "La Gazzetta del Mezzogiorno" di ieri, 15 agosto, e pubblicata nell'immagine qui sotto, è interessante. Intanto per la dovizia di particolari sull'attacco (impronte certamente di lupo, morso certamente di lupo, tattica certamente di lupo...), confermati da medici veterinari dell'ASL competente. E, tuttavia, non poche domande ci si deve porre di fronte a queste notizie.


In primo luogo, è certo che la presenza del lupo in Terra di Bari si sia affermata nel tempo, almeno a partire dalla fine dell'ultimo decennio del secolo scorso, soprattutto in conseguenza dello sconsiderato e doloso rilascio di cinghiali da parte degli Ambiti Territoriali di Caccia, finanziati da Regione e Province, per il divertimento primitivo di quattro sfaccendati con il fucile che pure, però, per esso pagano le tasse di concessione.

In secondo luogo, la presenza del lupo è stata accertata e certificata come ormai stanziale, sempre in Terra di Bari, nel solo Parco Nazionale dell'Alta Murgia dopo almeno quattro anni di monitoraggio e ricerche scientifiche. Altrove, nulla è stato fatto e non si hanno dati disponibili. Regione e Provincia (ora Città Metropolitana) latitano, per poi vedere l'Assessore competente di turno (sempre quello all'Agricoltura, ovviamente) recriminare ed assicurare che i danni saranno indennizzati (e ci mancherebbe!) e che saranno assunte iniziative (quali? quando? come?).

Poi, le strutture sanitarie veterinarie competenti (ASL) sono formate ed aggiornate per diagnosticare in modo così categorico ciò che studiosi "antichi" della materia non riescono ancora ad assicurare? Nel Parco Nazionale dell'Alta Murgia, i Servizi veterinari territoriali vengono continuamente aggiornati e formati presso l'Ente Parco grazie a protocolli condivisi con il Dipartimento di Prevenzione dell'ASL di Bari (anche per la Provincia BAT), ma non risulta che altrove si faccia lo stesso.

Infine, due questioni. Come si fa a far rientrare nella cultura pastorale e dell'allevamento il fatto che, in presenza (eventuale) di predatori, è necessario attivare strumenti di prevenzione? Ancora una volta, in Puglia il Parco Nazionale dell'Alta Murgia ha fatto e sta facendo quel che è in primo luogo necessario. Recuperare i cani da pastore abruzzese quale unico deterrente contro i lupi è una delle azioni prioritarie. Altrove in Puglia si fa? No. Addirittura la Regione Puglia non avrebbe inserito un'azione specifica in questo senso nella proposta di P.S.R. 2014-2020 se non l'avesse chiesto formalmente l'Ente Parco, affiancato dalla LIPU!

In ultimo, ed è l'aspetto forse più preoccupante, ricordiamo che nei pressi di Putignano, non lontano dalla zona dell'"attacco" oggetto della notizia di ieri, fu rinvenuta Farinella, il primo ibrido accertato lupo-cane. Quindi, gli attacchi lamentati ben potrebbero essere frutto di branchi di cani rinselvatichiti con alcuni esemplari ibridizzati. Questo si, che è un segnale di rischio.